«Io turbolenta in amore? Ho avuto solo 4 o 5 uomini. A Pozzecco ho salvato la vita»

Pubblichiamo l’estratto dell’intervista a Maurizia Cacciatori sul Corriere della Sera, a cura di Flavio Vanetti. Per ROI Edizioni Maurizia Cacciatori ha scritto Senza rete, di cui lei dice “Qui c’è il mio profumo”.

Maurizia Cacciatori, con una donna non si dovrebbe mai parlare di età. Ma nel suo caso, nel 2023, è in arrivo una certa scadenza…

«I cinquant’anni, intendete? Non ci penso. Ho sempre dichiarato con serenità la mia età: non ho paura del tempo che passa, temo di più come lo seguo. Si avvicinino pure i 50: sono orgogliosa e realizzata. Con il volley ho smesso a 33 anni, la vita è fatta di cicli e io volevo una famiglia».

Ora è speaker motivazionale e parla alla platea delle aziende.

«La mia è la storia di chi ci prova, ci mette la faccia, cade e si rialza. Le aziende dovrebbero essere dei team straordinari: molte volte lo sono, tante no. Quindi affronto temi come leadership, valore del gruppo, gestione dei cambiamenti».

Lei ha detto: «Le coppe si vincono in allenamento».

«E si ritirano in gara. Quello che ho conquistato l’ho vinto giorno dopo giorno, partendo dal lunedì e meritandomi il posto in squadra».

Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini, simboli di un’era del volley. Chi è stata più iconica?

«Non saprei. Francesca ha giocato più a lungo di me, però io sono arrivata prima: l’ho vista diventare una donna. Ero una sorella maggiore? Sono stata una compagna che ha aiutato una giovane a inserirsi. Poi lei è stata straordinaria».

Mai uno screzio tra di voi?

«Mai, a parte le discussioni su qualche giocata: ciascuna aveva il suo mondo. Se dovessi indicare con chi non andavo d’accordo, farei una lista lunga. Ma la “Franci” non c’è. Ho avuto una compagna discreta e dai bei modi, mi è piaciuta come persona e ancora oggi ci sentiamo».

Francesca nel 2002 ha vinto un Mondiale dal quale lei è stata esclusa. Ha perdonato Marco Bonitta, il c. t. che non la volle?

«Ora lo ringrazio. Vedevo tutto con occhi diversi: andavo agli Europei, ai Mondiali, ai Giochi, mai ero in discussione. Quando fui lasciata a casa, in modo inatteso, ho capito che si è in equilibrio tra momenti esaltanti e cadute».

Le piacerebbe essere nella Nazionale di oggi?

«Poco. Primo: è il momento di queste ragazze, se lo godano. Secondo: penso alla famiglia e a quello che devo fare. Però invidio la palleggiatrice che alza per giocatrici di talento immenso».

“Il marketing salverà il clima”

Pubblichiamo l’intervista a Seth Godin uscita su la Repubblica a cura di Vittorio Emanuele Orlando in occasione della pubblicazione, in Italia del Carbon Almanac, libro nato da un progetto collettivo e volontario di cui Godin è protagonista, coordinatore e curatore.

Che cosa spinge un guru del marketing, che ha all’attivo libri che hanno venduto milioni di copie, da Questo è il marketing a La mucca viola, bestseller tradotti in più di 35 lingue; uno che ha un blog tra i più seguiti del web; uno che, in ultima analisi, ha avuto successo planetario proprio convincendo le persone a consumare di più, a convertirsi alla sostenibilità, ideando, coordinando e promuovendo in tutto il mondo una guida al cambiamento climatico? Lo chiediamo al protagonista, il 62enne Seth Godin mentre esce in Italia Carbon Almanac, nato da un post sul suo blog a seguito del quale ha mobilitato e coinvolto 300 persone, dagli scienziati – una quindicina di italiani – ai fumettisti, in più di 40 Paesi.

Perché un esperto di marketing diventa un attivista ambientale?

«Il marketing sta cambiando, racconta storie vere che si diffondono, che danno alle persone la possibilità di fare la differenza. E il clima ha un problema di marketing. Siamo stati convinti a credere a cose che semplicemente non sono vere e siamo stati persuasi a non fare nulla. Se le persone sanno costa sta realmente accadendo possono fare scelte diverse. Questo è il progetto più importante della mia carriera: cosa c’è di più importante che mettere le mie conoscenze di marketing al servizio di un futuro migliore?».

Chi altro contribuisce al progetto?

«La magia di questo Almanacco è in uno dei nostri sottotitoli: “Controlla il nostro lavoro. Non prendere queste parole per oro colato.” Di conseguenza, non avevamo bisogno di esperti di clima nel gruppo (anche se ne avevamo molti). Ciò di cui avevamo bisogno erano persone che potessero prendere i dati, i documenti e i fatti e raccoglierli, organizzarli e renderli comprensibili. Abbiamo designer, esperti di grafica, matematici, leader di comunità e, soprattutto, persone come me e come voi».

Perché la formula dell’almanacco?

«Gli almanacchi sono raccolte di verità. Sono intrinsecamente disordinati, in quanto una raccolta di fatti non può mai essere perfettamente organizzata. Adoro gli almanacchi perché possono essere sfogliati in qualsiasi modo scegliamo, non c’è un inizio o una fine».

Come concilia il suo essere un’autorità nel campo del marketing con il fatto che il nostro modello di consumo va ripensato profondamente?

«Semplice: sono un ipocrita e lo sono anche tutti gli altri. Ma se aspettiamo un perfetto organizzatore o leader o anche un partecipante senza macchia, aspetteremo molto tempo. Come scrive Brian Eno nell’Almanacco: “Si cerca di evitare l’ipocrisia, ma non è il peccato peggiore. Il compromesso è inevitabile, e infatti dovrebbe essere incoraggiato”. Il pianeta non ha bisogno che smettiamo di consumare. Ha bisogno di noi per valutare il carbonio in modo equo. Abbiamo tutto ciò che serve per risolvere questo problema, e possiamo farlo cambiando il modo in cui consumiamo invece di decidere di vivere in una grotta senza fare nulla».

Leggi l’articolo completo su la Repubblica

Seth Godin racconta il Carbon Almanac, la prima guida sul clima scritta da centinaia di volontari

Pubblichiamo l’intervista rilasciata da Seth Godin a LifeGate, a cura di Valentina Neri, in occasione dell’uscita in Italia del Carbon Almanac, la guida collettiva ai cambiamenti climatici nata da un progetto di volontari coordinati da Seth Godin.

We are in it together, ci siamo dentro tutti. “Il cronico mutamento nel clima dell’intero pianeta sarà il più significativo motore di cambiamento dei prossimi vent’anni. Per tutti noi, non soltanto per alcuni”. Quando a ottobre del 2021 questo appello è comparso sul blog di Seth Godin, guru del marketing e autore di best seller come La mucca viola, c’era da scommettere che non sarebbe passato inosservato. E così è stato. Più di 300 persone in 41 paesi – scrittori, scienziati, ricercatori, illustratori, imprenditori, artisti, cittadini comuni – hanno dato il loro contributo per realizzare un libro che spiegasse dalla a alla z, come un almanacco, cosa sono i cambiamenti climatici, cosa comportano per ciascuno di noi e cosa possiamo fare per arginare le loro conseguenze. Il Carbon Almanac, appunto. Il giorno successivo all’uscita negli Stati Uniti per le edizioni Portfolio, il 13 luglio 2022 il volume esce nelle librerie di tutto il mondo; compresa l’Italia, dove è pubblicato da Roi Edizioni.

Carbon Almanac, la guida collettiva ai cambiamenti climatici

Basta sfogliare il Carbon Almanac per rendersi conto di quanto sia un volume denso di fatti, infografiche, mappe, dati, tabelle, definizioni. Un certosino lavoro di ricerca, selezione e parafrasi che si è reso necessario per realizzare il suo obiettivo primario: spiegare cause e conseguenze dei cambiamenti climatici. E farlo a suon di fatti comprovati, raccontati con un linguaggio comprensibile per i non addetti ai lavori.

E il progetto non si esaurisce con il libro. Il team ha già pubblicato una guida per educatori e insegnanti, una versione di 70 pagine per bambini, un pdf gratuito con le immagini sull’impatto dei cambiamenti climatici, quattro podcast con 50 episodi ciascuno. Tutto questo senza guadagnare un solo euro, perché il loro contributo è puramente volontario. Anche alcune aziende – tra cui Amazon, LinkedIn, Getty Images, McCann Worldgroup – hanno deciso di fare la loro parte, attraverso acquisti e donazioni di copie. Per compensare la carta impiegata per stampare le copie, sono stati piantati più di 100mila alberi.

La data scelta per festeggiare l’uscita del libro è il 16 luglio, quando i contributor parteciperanno a un grande firmacopie in contemporanea.

L’intervista di LifeGate a Seth Godin

Nessuno poteva raccontare la genesi e le prospettive di questo progetto meglio del suo portavoce, Seth Godin. L’abbiamo intervistato.

Perché ha deciso di dedicarsi in prima persona al tema dei cambiamenti climatici, coordinando un progetto collettivo così ambizioso?
Questo è il problema della nostra epoca. Non il più frenetico o notiziabile, ma quello che comprende ed eclissa tutti gli altri. Perché è cronico, sistemico e ci riguarda tutti, indipendentemente dal nostro reddito, dal nostro status o dal luogo in cui siamo.

Chi è il lettore ideale di questo libro?
Abbiamo creato l’Almanac come uno strumento. È uno strumento per aiutare le persone che già ci tengono a sentirsi abbastanza brillanti e sicure di sé per parlarne. Uno strumento per aiutare le persone a vedere i sistemi che sono al lavoro e, quindi, a condividere le copie mentre discutono di cosa fare in merito. Avevamo bisogno di semplificare, organizzare e chiarificare ciò che è già noto.

Leggi l’articolo completo su LifeGate

Non è troppo tardi! Il progetto sul cambiamento climatico coordinato da Seth Godin

Ei, qui è Seth Godin. Vi rubo solo un minuto per parlarvi del nostro nuovo progetto. Non ho detto il mio nuovo progetto, perché è nostro, appartiene a tutti noi. Non riguarda me, riguarda noi. Ed è stato costruito da centinaia di persone in più di quaranta Paesi in tutto il mondo. Sto parlando di The Carbon Almanac: The Carbon Almanac è una raccolta di informazioni, tabelle, grafici, immagini, saggi, tavole, statistiche, ciò che bisogna sapere, la verità consolidata, la verità spiegata riguardo alla sfida che tutti noi affrontiamo.

Il libro è composto da 97.000 parole, è davvero stupefacente, scritte e composte da un team di volontari da tutto il mondo, progettato per dare a ciascuno di noi la sicurezza per parlare del nostro problema sistemico. Perché non si risolvono i problemi sistemici con azioni individuali, si risolvono comprendendo ciò che accade attorno a noi e affrontando le cause profonde di ciò che sta succedendo. Include anche un impressionante memo di Exxon, del 1982, nel quale hanno descritto esattamente cosa sarebbe successo al clima, e avevano ragione. In tutto il libro ci sono rappresentazioni artistiche originali, ci sono fumetti, diagrammi a torta… imparerete molto, io ho imparato molto. E ogni parte del libro è piena di note a piè di pagina, non prendete le nostre parole per oro colato: andate a verificare nel nostro sito dove abbiamo tutti i link e tutte le fonti, migliaia di fonti tutte insieme.

Di fatto, ciò che abbiamo fatto è stato mettere insieme, in un solo posto, ad un prezzo ragionevole, l’opportunità per voi di essere parte di qualcosa, parte di un dialogo che dobbiamo cominciare esattamente in questo momento. Non è troppo tardi, ma dobbiamo iniziare.

Erica Dhawan presenta il suo libro: “Il linguaggio del corpo digitale”

E-mail di risposta che arrivano con una settimana di ritardo, videocall stracolme di “mi senti?”, messaggi ambigui… Ci siamo mai chiesti come mai la comunicazione richieda così tanto tempo e un così grande sforzo per essere efficace? Gli esseri umani fanno affidamento sul linguaggio del corpo per creare connessione e fiducia, ma dal momento che la maggior parte della nostra comunicazione avviene dietro gli schermi, come possiamo imparare i nuovi segnali e gli indizi che hanno sostituito il linguaggio del corpo tradizionale?

Ciao, sono Erica Dhawan e sono qui per aiutarvi a diventare degli esperti nel linguaggio del corpo digitale, per imparare i nuovi segnali e gli indizi che ci aiutano a rafforzare la fiducia, la connessione e l’autenticità, non importa a quale distanza. Il linguaggio del corpo digitale offre molto di più di semplici consigli sulle skills in videocall: ci permette di aiutare le persone a capirsi, e di far sentire gli altri connessi a noi in un contesto digitale. Negli ultimi dieci anni, il mio lavoro ha aiutato leader e team ad innovarsi ancora di più e ancora più velocemente. Ho viaggiato in tutto il mondo discutendo e consultandomi con leader e organizzazioni sulle sfide del lavoro in gruppo e dell’innovazione nel ventunesimo secolo. Ovunque andassi, sorgeva la stessa domanda: come posso tenere il mio team connesso e comunicare con efficacia? Come posso gestire team con differenze di età, di cultura, e di abitudini lavorative? E perché ci troviamo a gestire così tante incomprensioni oggi? Questo libro è basato sul mio lavoro, preparando top leader e compagnie multimiliardarie, da start up a squadre sportive, da gruppi di studenti ad associazioni no profit, e persino leader militari. Offro un approccio per comprendere il linguaggio del corpo digitale, e, cosa più importante, per comprendere quei segnali che tu per primo potresti mandare anche senza volerlo. Spero che il mio libro vi sia utile, e che entriate nella mia community digitale: ericadhawan.com/digitalbodylanguage

«Vi indico la strada della felicità»

Un’intervista che ci racconta chi è oggi Walter Nudo, autore di La vita accade per te, e cosa significa per lui la felicità. Pubblichiamo un’intervista di Francesca D’Angelo, da Libero Quotidiano.

Questa intervista parte da una domanda semplice: «Chi è oggi Walter Nudo?». Che però tanto semplice non è. L’indimenticato Re dei Reality (ha vinto sia L’Isola dei Famosi che il Grande Fratello Vip) ha abdicato al proprio trono e sta vivendo un nuovo capitolo della sua vita. Dopo essere stato uno spogliarellista, un pilota, un pugile, un attore e un personaggio televisivo, Walter Nudo si è allontanato dalla tv e ha scoperto la propria natura, come racconta nel libro La vita accade per te, (ROI Edizioni).

Chi è oggi Walter Nudo?
In passato sono stato un ricercatore e alla fine del mio girovagare ho scoperto che tutto quello che cercavo era già lì davanti a me. Oggi ho capito la mia vera natura: ispirare le persone. Viviamo in una società che non ti aiuta a scoprire chi sei, anzi, ti fa credere che, per essere felici, devi fare questo o quello.

È diventato un mental coach?
La società mi definirebbe così. Preferisco dire che ho capito che la mia strada è condividere tutto quello che ho imparato in questi anni, per aiutare le persone a trovare il loro potere interno. Che poi è anche il senso del libro che ho scritto. Tengo inoltre dei corsi e, a breve, organizzerò degli eventi live ma, ci tengo a sottolinearlo, senza creare mai dipendenza. A differenza di quello che accade nella religione, io non lego nessuno a me: do una mano alla gente per poi dire “Ok, ora cammina da solo.

Immagino che non lo faccia pro bono dei.
Come in qualsiasi percorso la differenza la fa la singola persona: anche il più bravo personal trainer non potrà mai aiutare se l’interessato non esegue gli esercizi. L’impegno lo devi mettere tu. Noi occidentali diamo un grande valore al soldo che è il mezzo con cui stabiliamo di impegnarci. Se pago, metterò tutto me stesso in quello che farò.

Lei è passato attraverso un incidente quasi mortale, due ictus, le delusioni lavorative, le dure crisi economiche e la depressione. Ma la felicità esiste?
L’universo ci aiuta mandandoci dei segnali: la vita non accade a me, ma per me. Se iniziamo a entrare nell’ottica che l’esistenza ci è amica, allora guardiamo in modo diverso anche le crisi. I momenti bassi, se accettati e compresi, servono per poter trovare la felicità. La felicità dipende da noi.

Come si fa a essere felici?
La prima cosa è fermarsi. Dobbiamo cercare le risposte dentro noi stessi, non al di fuori, e uno strumento fondamentale è la meditazione. Una volta che ti sei guardato dentro e hai capito quale sia la tua vera natura, devi vivertela mollando il controllo e la ricerca della fama. Il vero successo è già vivere la propria natura.

Mica facile in un’era all’insegna della mania del controllo…
È la mente che ci spinge a controllare tutto, mentre dovrebbe mettersi al servizio dello spirito: un elemento che è sempre un po’ vago per noi occidentali. Al massimo lo associamo alla religione. L’energia invece fluisce solo se non la si blocca mentalmente. I miracoli accadono quando lasci andare le cose.

Leggi l’intervista completa su Libero Quotidiano

«La strada della sostenibilità è irreversibile»

Il tema della sostenibilità e dell’innovazione secondo Federica Marchionni, ceo della Global Fashion Agenda e autrice di Una testa piena di sogni, da Il Sole 24 Ore un articolo di Giulia Crivelli.

« Ho lavorato in aziende che vivono di innovazione, ma ogni tanto mi sentivo dire di non esagerare, di non proiettarmi sempre e comunque nel futuro. Da quando lavoro con l’industria globale della moda sull’infinito tema della sostenibilità, le mie proposte, le mie idee vengono accolte, ma allo stesso tempo mi si chiede sempre di spingermi oltre, di osare ancora di più. Mi sembra quasi di sognare, tanto mi è congeniale questo modo di lavorare ».
In realtà, di sogni ne ha già fatti e realizzati molti Federica Marchionni, da pochi mesi ceo del Global Fashion Agenda (Gfa), la più importante organizzazione no profit sulla comunicazione della moda sostenibile. Il suo debutto è stato il mese scorso al summit di Copenhagen, dove vive (si veda Il Sole 24 Ore del 15 ottobre), ma torna spesso in Italia, anche per parlare, specie con platee di giovani, del libro autobiografico uscito il 22 ottobre, Una testa piena di sogni (ROI Edizioni). Federica Marchionni ha “solo” cinquant’anni, ma una lunga carriera di manager di aziende assolutamente profit, al contrario del Gfa: è stata vicepresidente di Ferrari, presidente di Dolce &Gabbana Usa, nonché prima donna italiana al vertice di una società quotata a Wall Street, il gruppo di abbigliamento outdoor Lands’End.

« Bisognerebbe prima chiarire standard di valutazione e misurazione, perché l’industria globale della moda è un universo estremamente variegato, ma non sbagliamo se diciamo che consuma molte risorse, energia e materie prime – spiega Federica Marchionni-. È però altrettanto vero che ogni anello delle diverse e lunghissime filiere del sistema, più o meno globalizzate, è consapevole della necessità di un cambiamento e disponibile a investire risorse economiche e culturali per farlo avvenire ».

Niente bla bla bla, insomma? « Summit come quello di Copenhagen, ma anche G20 e Cop26, non sono mai solo parole o proclami. Nel caso dell’industria della moda gli stimoli vengono però da ogni direzione: dai consumatori, specie i più giovani, agli investitori finanziari – aggiunge la ceo della Global Fashion Agenda -. Chi sta in mezzo, le aziende che producono e distribuiscono, devono trovare soluzioni innovative alle nuove esigenze. Di una cosa sono certa: il processo è irreversibile e ogni singolo passo avanti è positivo. Anzi, va bene pure fare due passi avanti e uno indietro, quello che conta è la direzione ».

Leggi l’articolo su Il Sole 24 Ore

Riccardo Pittis: «Un leader è chi aiuta quelli che ha intorno a crescere, questo è il suo valore»

Cosa ti porti a casa da questo forum?
Partiamo da una premessa: questo Forum, in particolare secondo me, assume un’importanza di rilievo proprio perché, in un periodo come questo, potersi ritrovare in una bellissima cornice come il Teatro degli Arcimboldi già ha un’importanza a sé. Poi come tutti i Forum, per il mio lavoro, che è appunto quello di coach, di speaker motivazionale, c’è sempre qualche ottimo spunto da prendere per portarlo a casa, farlo proprio e poi metterlo a terra per essere utilizzato nella mia professione.

Cos’è per te la leadership?
Un leader ha tante definizioni. Forse quella che per me è più importante è questa: un leader è tale nel momento in cui aiuta tutti quelli intorno a sé a crescere. Quello è il suo vero valore, quello è il valore aggiunto che può apportare un leader a qualsiasi tipo di organizzazione, ai suoi collaboratori e a se stesso, ovviamente, quasi come una conseguenza.

Quali sono le tue letture preferite?
Le mie letture sono concentrate soprattutto in quello che è il mio ambito lavorativo e in tutti quei campi in cui riesco a trovare degli spunti che possano permettermi di migliorare e di crescere come coach e come speaker. In particolare, in questo momento, ho appena finito di leggere un libro di Paolo Borzacchiello sulla comunicazione, sul linguaggio, sull’utilizzo delle parole, e ne ho appena comprato un altro, quindi evidentemente mi era piaciuto. Qui al Forum ho lo zaino che pesa il doppio rispetto a quando sono arrivato proprio perché ho fatto incetta di libri.

Hai mai pensato di scrivere un libro?
Sì, ci ho pensato, e no, non l’ho ancora scritto. Ma prometto qui, e quindi anche solennemente, che, qualora ne dovessi scrivere uno, lo farò con voi.

Addio a Ram Dass, maestro spirituale e pioniere dell’LSD

Ram Dass

Ieri sera Ram Dass se ne è andato serenamente, all’età di ottantotto anni, nella sua casa a Maui.

ROI Edizioni ha pubblicato quest’anno il libro, Essere amore, in cui Ram Dass ha ripercorso alcuni dei passi fondamentali della sua storia e del suo lungo cammino sul sentiero dell’amore universale.

Ram Dass, al secolo Richard Alpert, è stato una delle più importanti voci della controcultura americana e una preziosa guida spirituale. Ha contribuito in maniera fondamentale a portare in Occidente i concetti e le predicazioni delle principali tradizioni filosofiche e spirituali orientali, operando una personale sintesi fra buddhismo, induismo, tradizioni vediche, sufismo e, nell’ultimo periodo, anche misticismo ebraico. 

Mentre era al picco della sua carriera come ricercatore in psicologia ad Harvard, sul finire degli anni Sessanta, l’incontro con LSD e psilocibina, e le sperimentazioni condotte insieme al collega Timothy Leary sugli effetti di queste sostanze, gli costano il posto in università. Ma gli fa provare per la prima volta il contatto con un diverso stato di coscienza, una profonda connessione con il sé interiore e una rinnovata consapevolezza del mondo.

Deluso dalla transitorietà delle alterazioni provocate dagli psichedelici, Alpert si reca in India dove la sua vita prende una piega inaspettata. L’incontro con il guru Neem Karoli Baba, detto Maharaji-ji, lo introduce alla pratica della meditazione e lo aiuta a individuare l’amore e il servizio per gli altri come strada per la vera realizzazione del sé e come via per la connessione con il mondo e con tutti gli esseri viventi.

Inizia così il percorso di Ram Dass (servitore di Dio, nome che gli ha dato Maharaji-Ji), fatto di libri che hanno venduto milioni di copie, di fondazioni che hanno lo scopo di diffondere gli insegnamenti di Maharaji-ji e di aiutare gli altri, di film e documentari (di cui l’ultimo uscito in questo inverno negli Stati Uniti, Becoming Nobody). Ram Dass e le sue iniziative hanno lasciato un segno profondo nella cultura a livello mondiale ed è stato uno dei più importanti e vivaci maestri spirituali dei nostri tempi.

Innovare davvero: l’antidoto di Alf Rehn a uno tsunami di chiacchiere e frasi ad effetto prive di significato

Alf Rehn e Sebastiano Zanolli

La prima volta che al Professore Alf Rehn venne offerta la possibilità di parlare di innovazione, da parte di una grande società tecnologica statunitense, stava per rifiutare. Credeva che, pur con la sua esperienza, parlare a una platea di innovatori lo avrebbe messo a rischio di apparire superficiale; “passare per un cretino”, per dirla con le sue parole.

Dopo la prima giornata il risultato fu però diverso: andò tutto benissimo. Tutti sembravano in perfetta sintonia con i suoi discorsi, i suoi esempi, i suoi grafici.

Il secondo giorno, un po’ deluso, pensò di osare e fare allora qualcosa di completamente diverso.

Per ben venti minuti, parlò ai presenti utilizzando volutamente tutte le frasi fatte che girano nel campo dell’innovazione e che solitamente non significano niente. Anzi, fece di più: creò un discorso in cui tutte queste frasi e concetti si mescolavano in maniera paradossale e senza alcun senso compiuto.

“Dobbiamo disgregare la trasformazione e trasformare la disgregazione!”, “trovare gli spazi bianchi negli oceani blu”, “e per questo dovete essere quello schema fuori dal quale dovete pensare!”

Anche questa volta però, come forse il professore aveva previsto, non successe niente: tutti sembravano attenti, interessati e prendevano appunti.

Qualcuno addirittura, esortato dal professore, si offrì di sintetizzare quanto detto sin a quel momento. Salvo desistere sconsolato, qualche minuto dopo, rendendosi conto che non vi era alcun filo conduttore.

Fu lì che Alf Rehn ammise che il discorso era volutamente un cumulo di scemenze e che sarebbe rimasto davvero sorpreso se i suoi appunti avessero avuto anche solo un minimo di senso.

Il colpo di scena arrivò però dopo, con la risposta dei presenti: “Ma sembrano le stesse cose che dicono tutti gli altri.”

In questa divertente scena, che apre il libro Innovare davvero, è fotografata alla perfezione la situazione: “Prima, innovazione significava davvero qualcosa, ma oggi anche i più perspicaci si fanno ingannare dagli slogan roboanti, dagli atteggiamenti fini a se stessi e dalla verbosità. Il problema non è che i manager a cui ho fatto quel discorso fossero stupidi. È che si erano talmente abituati, come molti di noi, al linguaggio superficiale in tema d’innovazione, da non saper più distinguere nemmeno loro la parodia dalla realtà. Così come è diventato difficile dire quali aziende della Silicon Valley sono vere startup e quali sono imitazioni grottesche degne del canale televisivo Comedy Central, il coro di voci inneggianti che circonda oggi l’innovazione è pressoché indistinguibile dalle satire che la circondano.”

Il senso e lo scopo dell’innovazione

Innovare davvero, spiega perché l’innovazione è diventata qualcosa di ordinario e di superficiale e cosa possiamo fare per rimediare. All’interno del libro, manager, imprenditori e “innovatori seriali” (Alf Rehn credo approverebbe) potranno trovare e riconoscere come familiari tutte quelle insidie pronte a svuotare di senso e significato il cambiamento e su cosa invece puntare.

“Per avere successo, le aziende devono riflettere di meno sull’innovazione in generale e di più sullo scopo delle loro attività d’innovazione.”

La nostra società sta andando verso una profonda perdita di senso. Avviene nelle organizzazioni: solo il 15% dei dipendenti sono pienamente coinvolti nel proprio lavoro, mentre gli altri sono solo parzialmente coinvolti o totalmente distaccati. Avviene nelle nostre vite: la società liquida ha messo a dura prova le nostre esistenze, e “trovare senso e significato”, come ha osservato anche Yuval Noah Harari sembra essere la vera sfida del ventunesimo secolo.

In uno scenario di questo tipo, l’innovazione sembra non solo sottovalutare il problema ma insistere clamorosamente. Siamo bombardati da uno “tsunami di chiacchiere vuote sull’innovazione” ma anche da uno “tsunami” di cose nuove e prive di significato.

Di milioni di app sui nostri dispositivi, quante servono DAVVERO?

“Il CEO di Kellogg’s è arrivato addirittura a dichiarare che un nuovo gusto (al burro di arachidi) aggiunto alla gamma di Pop-Tarts, un prodotto che esisteva da oltre cinquant’anni, si doveva considerare un’innovazione.”

La strada da seguire è dunque quella di anteporre lo scopo, il senso e il significato alla volontà e tendenza di fare cose nuove.

Un buon esempio, come esposto nel libro, è “Bempu, un’azienda specializzata nell’assistenza sanitaria ai neonati che opera prevalentemente in India. Il suo prodotto più rappresentativo è un braccialetto elettronico a basso costo che monitora la temperatura corporea dei bebè nei loro primi mesi di vita. In realtà è un sistema di segnalazione precoce dell’ipotermia, che nel Terzo Mondo uccide migliaia di neonati e può compromettere lo sviluppo di quelli che sopravvivono.”

Pornografia

Il libro di Alf Rehn segna chiaramente la differenza tra chi scrive un libro per diventare famoso su un determinato argomento e chi scrive un libro su un argomento perché ha maturato una reale esperienza nel campo. Il libro di Alf Rehn rientra nel secondo caso e mina in modo dissacrante quanto efficace le inutili certezze di conferenzieri e pseudo guru, non soltanto del campo dell’innovazione.

Ho avuto la fortuna di incontrarlo di recente, in occasione del Leadership Forum di Performance Strategies, e di confrontarmi con lui su diverse tematiche, trovandomi quasi sempre d’accordo. Un punto che reputo fondamentale, che Rehn tratta parlando di innovazione, ma va ben oltre il campo ed è da allargare a tutto ciò che permea le nostre vite, è quello legato alla DENARRAZIONE.

La denarrazione è un concetto caro a Nassim Taleb. Un termine con il quale esorta le persone a “individuare la differenza tra il sensazionale e l’empirico”. Distinguere cioè il campo della pubblicità (e di molti libri) da quanto avviene nella vita reale.

Alf Rhen ha trovato un modo strepitoso per descrivere quanto avviene oggigiorno: siamo una società pornografica.

“La pornografia mira a raccontare storie semplificate e, appunto, ripulite, sul sesso. Questo perché nel mondo reale il sesso può essere una cosa molto complessa e complicata. Nel mondo reale le persone hanno inibizioni ed emicranie, per non parlare di impegni lavorativi pressanti e figli di cui prendersi cura. Nella pornografia non c’è nulla di tutto questo. In quel mondo fittizio tutti sono belli e tutto è bello. In altre parole, la pornografia è straordinariamente e meravigliosamente irrealistica. (…) Trattiamo spesso l’innovazione esattamente in questo modo: quasi tutti i casi proposti dalla letteratura sull’innovazione vengono presentati in uno stile tipicamente pornografico.”

Qualcuno ha un’idea geniale, la espone al capo, il capo apprezza e ne loda l’ingegno, le persone sono entusiaste di dare il loro contributo, il mercato apprezza.
L’innovazione è invece diversa.
La realtà è diversa.
La vita reale richiede saper denarrare.
E lo richiede anche “Innovare davvero”.

Pubblicato nel blog di Sebastiano Zanolli, La grande differenza

Alf Rehn e Sebastiano Zanolli

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