«Tribù in campo contro le divisioni da social media»

Intervista a Seth Godin. Parla lo scrittore esperto di marketing
Giampaolo Colletti
24 Febbraio 2022
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Ad un mese dall’uscita del best seller di Seth Godin, Tribù, pubblichiamo un estratto dell’intervista rilasciata al Il Sole 24 Ore, dove l’autore racconta di sé, del libro e della sua tribù.

Negli esordi di uno dei massimi riferimenti mondiali del marketing ci sono informatica e filosofia. Perché per raccontare la storia di Seth Godin, autore di oltre venti best seller internazionali, si deve partire dalla sua laurea alla Tufts University di Boston conseguita alla fine degli anni ’70. «Ho imparato a mettere assieme informatica e filosofia: entrambi ci aiutano a comprendere il mondo e a chiarirci le idee sul cambiamento che si vuole creare. Tutto parte sempre dall’ascolto», racconta Godin, che in queste settimane è tornato in libreria col suo best seller “Tribù – Il mondo ha bisogno di un leader come te“, per ROI Edizioni. La sua tribù è composta da più di un milione di lettori che leggono i suoi post giornalieri su Seths.blog. «L’essere comunità è una predisposizione innata dell’uomo. Il fatto che i social guadagnino dal dividere le persone non vuol dire che dobbiamo perseguire questo schema. Dobbiamo unirci e resistere alla tentazione di porci contro gli altri per realizzare qualcosa di meglio. Io stesso mi identifico con tribù differenti legate ai miei hobby, alle persone che frequento. E ogni volta cerco di dare il meglio di me. La tribù è essenziale per comprendere le dinamiche della società», precisa Godin. Nel suo passato c’è stata una vita da startupper: nel 1986 con 20.000 dollari fonda in un monolocale di New York la Seth Godin Productions. «Nessuno sapeva cos’era internet e avevo clienti come American Online che non erano contenti perché il software all’inizio non funzionava bene. Siamo stati vicini al fallimento».

Oggi la sua personale tribù da chi è composta?
Amici e familiari. Ma sono stato fortunato perché ho anche incontrato persone che mi hanno indicato la strada. Penso agli indimenticabili Isac Asimov, Ray Bradbury, Arthur Clarke.

Come si relazione con gli hater?
C’è chi lavora solo per rispondere alle critiche. Io non rientro in questa categoria. Io lavoro ogni giorno per crearmi una giornata unica.

Aggiorna il suo blog con costanza da anni.
Non faccio niente per creare continuità, ma ho preso questo impegno tempo fa e oggi il mio blog conta 8mila post. Non lo faccio per un senso di perfezione, ma perché penso che l’impegno crei un vantaggio per le persone. Non perdere tempo è una dichiarazione di valore.

Leggi l’intervista completa su Il Sole 24 Ore

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