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Come raggiungere la massima concentrazione in un mondo di distrazioni

Nel libro 'Deep Work', Cal Newport spiega come focalizzarsi sulle attività più produttive e non lasciarsi distrarre da quelle superficiali
30 Novembre 2020
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Ragazzino che lavora al taccuino
Foto 52846985 © Oksana Alekseenko | Dreamstime.com

Come riuscire a trovare il tempo per produrre cose interessanti che abbiano un qualche impatto? Come è possibile creare uno spazio mentale e fisico per dedicarsi alle proprie passioni? Ne parla Cal Newport, Professor Assistant presso la Georgetown University, nel suo libro Deep Work. Un libro fondamentale per tutti coloro che sono alla ricerca di focalizzazione in un mondo fatto di distrazioni. C’è bisogno di disciplina per apprendere nuove cose e per ottenere maggiore quantità e qualità nel proprio lavoro.

L’idea che l’autore ci presenta è, in sintesi, l’abilità di saper focalizzare la nostra attenzione, senza cedere il passo alle varie distrazioni, con l’intento di produrre contenuti e risultati importanti. Il deep work, cioè il lavoro intenso e profondo, è quindi una capacità da allenare che consente a chiunque la pratichi in modo strutturato di raggiungere livelli di preparazione importanti e in minor tempo, coltivando uno stato di assenza di distrazione che favorisca la concentrazione così da spingere le capacità cognitive al loro limite reale. Potremmo anche definirla una deliberata focalizzazione, che consente a chi la pratica di creare nuovo valore e di allenare capacità che possono essere replicate. È quello che serve oggi in una società iper-connessa e sempre pronta a privilegiare contenuti sociali e connessioni continue, che se da un lato offrono numerosi vantaggi, dall’altra però tolgono spazio ed energia per una reale focalizzazione, l’unica che consenta di raggiungere livelli elevati.

Ci sono esempi numerosi e svariati, ma l’essenza del messaggio consiste nell’essere capaci di ritagliarsi un tempo dedicato per apprendere nuove capacità in tempi rapidi. Infatti, se si vuole davvero apportare un valore, oggi sembra fondamentale saper allenare la capacità di apprendere concetti complessi velocemente.

Ai nostri giorni, al contrario, le persone sembrano aver smarrito la capacità di andare in profondità, troppo prese da una connessione al secondo, fatta di Internet, email, social. Eppure chi pensa di trovare in questo libro teorie contro l’uso degli strumenti social potrebbe rimanere deluso: semmai l’autore si concentra, in modo particolare nella prima parte del libro, sulla possibilità di inserire pause e coltivare spazi mentali e fisici nei quali allenare l’abilità del deep work per produrre risultati di impatto e sostenibili.

Per aver successo è necessario essere in grado di produrre qualcosa che richiede profondità: e se da un lato questa capacità diviene sempre più rara, è però l’unica che consenta di creare valore. Questa, che l’autore definisce “ipotesi del lavoro intenso e profondo”, oltre ad essere vera, è qualcosa che richiede struttura, per allenare e trasformare le nostre abitudini nella nostra vita professionale.

Nella seconda parte del libro, Newport si focalizza invece sulle tecniche necessarie per allenare questa competenza, attraverso quattro regole d’oro: dal lavorare con la massima concentrazione (dove l’autore invita ciascuno a trovare l’approccio più vicino a sé purché risponda al bisogno di focalizzazione guidata), al pianificare delle pause (ovvero inserire momenti di distrazione in uno stato mentale di focalizzazione), all’abbandonare i social media (ovvero distaccarsi da quello stato di iper-connessione nel quale noi tutti viviamo, sforzandoci di trovare nuovi modi per intrattenerci), fino a fare una attenta pianificazione delle attività per ridurre al minimo il tempo dedicato alle attività superficiali.

Molti sono gli approcci con cui accedere lavoro a concentrazione intensa. Si può prediligere una filosofia più “monastica”, distaccandosi completamente e in modo definitivo dalle interruzioni dovute alle email; oppure un approccio “bimodale”, che limita la pratica rigorosa di focalizzazione solo ad alcuni momenti, nei quali il resto del mondo è messo “tra parentesi”; o ancora una strategia “ritmica”, che consiste nel trasformare le sessioni in cui ci concentriamo profondamente in un’abitudine quotidiana regolare; o, infine, un approccio “giornalistico”, che sfrutta la concentrazione tipica della scrittura per elevare il livello del risultato. Ma al di là dell’approccio seguito è importante, sottolinea l’autore, creare dei rituali e dei gesti da ripetere, che in qualche modo aprano la strada in modo automatico per accedere a questo stadio.

Questo libro, attraverso numerosi esempi, di altri tempi o dei nostri giorni, suggerisce come professionisti di valore dovrebbero sempre più passare da uno stato di iper-connessione (all’obiettivo di disintossicarsi dal quale Cal Newport ha proposto un metodo nel suo libro successivo, Minimalismo digitale) a una pratica di profondità per ricercare il successo in un mondo distratto. Il valore di praticare il lavoro a concentrazione intensa è certamente duplice. Da un lato consente di apprendere in modo veloce cose difficili; dall’altro permette una produzione di qualità alta. La qualità del lavoro prodotto è misurabile in termini di tempo impiegato per intensità della concentrazione.

Il deep work è un’abilità che può essere appresa da chiunque, a patto che sia supportata da una concreta pianificazione. E che si sia disposti a difenderla, anche a costo di scontrarsi con la santificazione dell’essere connessi a tutti i costi e a tutte le ore.

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