Troppa dopamina meno felicità

Sembra un paradosso ma non lo è. In una società ossessionata dalla ricerca del benessere va in crisi il delicato equilibrio cerebrale inventato per noi dall'evoluzione. Parola di psichiatra
14 Febbraio 2022

Pubblichiamo l’estratto di un articolo di Giuliano Aluffi per Il Venerdì di Repubblica: la tesi di Anna Lembke nel suo libro L’era della dopamina.

Studi e sondaggi mostrano che in Occidente siamo, in media, meno felici rispetto a vent’anni fa, e ansia e depressione sono più diffuse nelle nazioni ricche che in quelle povere. Come si spiega il fatto che l’insoddisfazione sia cresciuta proprio dove c’è più benessere e abbondanza? “La risposta è nella nostra biologia, e in particolare nel modo in cui il nostro cervello gestisce il piacere e il dolore” spiega Anna Lembke, psichiatra e direttrice del centro per la cura delle dipendenze della Stanford University School of Medicine, autrice del saggio L’era della dopamina. Come mantenere l’equilibrio nella società del “tutto e subito” (ROI edizioni).

“Il piacere e il dolore sono regolati nella stessa parte del cervello, ed è come se occupassero i due lati opposti di un’altalena che il cervello si sforza, di continuo, di mantenere in equilibrio” spiega Lembke. La chiave di tutto è la dopamina, che è un neurotrasmettitore, ovvero una sostanza chimica che agisce da messaggero tra i neuroni, permettendo loro di scambiarsi i messaggi chimici utili a coordinarsi e a lavorare insieme. Ogni esperienza gratificante, come il mangiare un biscotto o vedere una notifica WhatsApp dalla persona amata, provoca un picco di dopamina rilasciata in una parte del cervello detta “circuito della ricompensa” (che collega l’area tegmentale ventrale, il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale, ndr). E l’altalena piacere-dolore si inclina sul lato del piacere.

“Oggi sappiamo che quanto più, e quanto più rapidamente, una sostanza o un’esperienza provoca rilascio di dopamina in questo circuito, tanto più crea dipendenza” spiega Lembke. “Perché una volta che l’altalena è inclinata sul lato del piacere, il cervello per ripristinare l’equilibrio produce uno stimolo uguale ed opposto – e quindi doloroso – alla sensazione provata: questo stimolo è il senso di privazione che subentra al piacere del primo biscotto e ci fa desiderare di mangiarne un altro. È un meccanismo che si è radicato in noi con l’evoluzione, utile a far sì che lo stato di euforia indotto da un’esperienza piacevole si esaurisca presto, così che si rimanga sempre motivati a fare ciò che favorisce la sopravvivenza della specie: cercare altro cibo, accoppiarsi, fare gruppo con gli altri per essere protetti”.

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