Cultura di squadra

"Ogni cultura ha le sue ragioni, la sua 'intelligenza', i suoi punti di forza. Saperli mixare bene in una squadra, luogo multiculturale per eccellenza, può essere predittivo di successo."
Mauro Berruto
26 Luglio 2022

Storie di storie

Fra una crisi di governo, con le comunità di tifosi un po’ distratte da una imminente campagna elettorale balneare, Presidenti e direttori sportivi di calcio sono nella centrifuga delle operazioni di mercato, nel pieno della costruzione di squadre a cui verranno affidati obiettivi ben precisi e che dovranno trasformare ingenti investimenti economici in risultati sul campo. I giocatori si scelgono per qualità tecnica, per la capacità di interpretare i moduli tattici dei Mister che li alleneranno, qualche volta perché la loro personalità può far fare un salto di qualità alla squadra (ricordati i sorrisetti per l’arrivo del “vecchio” Ibra?). Si valuta il loro stato di salute, la loro tecnica individuale, l’eventuale predisposizione agli infortuni, ma c’è un aspetto che viene inesorabilmente trascurato: il loro background culturale.

Non mi riferisco a capacità intellettuali o al titolo di studio, proprio no. Mi riferisco ai modelli culturali a cui quegli atleti fanno riferimento, succhiati nel latte materno. In un campionato dove, per varie ragioni (anche di vantaggio fiscale) gli italiani spesso sono in nettissima minoranza e le squadre sono un guazzabuglio di atleti delle più svariate nazionalità, la comunicazione nel rispetto delle differenze culturali può diventare un elemento decisivo per far esplodere una squadra (sia nel senso positivo che in quello negativo, naturalmente).

Il mio consiglio a tecnici e direttori sportivi è un libro utile a migliorare le proprie competenze manageriali: Erin Meyer, La mappa delle culture. Come le persone pensano, lavorano, e comunicano nei vari Paesi (Roi Edizioni, 2021). Il rispetto verso un leader in Danimarca o in Nigeria è completamente diverso, la percezione del ritardo in Giappone non ha nulla a che fare con quella messicana, il rispetto della gerarchia negli Usa è molto diverso da quello in Germania. Naturalmente non ci sono culture “superiori” o “inferiori” e uscire dal giudizio permette di accorgersi che ogni cultura ha le sue ragioni, la sua “intelligenza”, i suoi punti di forza. Saperli mixare bene in una squadra, luogo multiculturale per eccellenza, può essere predittivo di un successo.

Leggi l’articolo completo su Il Foglio

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