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Marianne Williamson: “L’antidoto alla disperazione? La capacità di amare”

L'ultimo libro della scrittrice americana è una sorta di guida alla felicità: l'amore può trasformare miracolosamente le nostre vite
3 Novembre 2019
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marianne williamson
Marianne Williamson

Il sito The Hedonist pubblica una lunga intervista a Marianne Williamson in occasione dell’uscita del suo libro Dalle lacrime alla luce. Ne pubblichiamo la traduzione integrale.

Qualche tempo fa, un forte desiderio di migliorare la mia vita ha portato fra le mie mani un libro, Ritorno all’amore. Questo libro ha cambiato per sempre la mia percezione di che cosa sia un miracolo. È stato il mio primo incontro con Marianne Williamson, insegnante spirituale, speaker e famosa scrittrice. Da allora, le sue parole hanno continuato a echeggiarmi nella mente: “Un miracolo è un cambiamento di percezione dalla paura all’amore.” La sua straordinaria capacità di toccare l’animo delle persone a livello profondo ha cambiato la vita di molti negli ultimi trent’anni. Marianne, con la sua prospettiva spirituale, ci ricorda l’essenza di ciò che siamo realmente. Ora, a distanza di alcuni anni, ho avuto l’onore di intervistare Marianne per parlare del suo ultimo libro, Dalle lacrime alla luce.

Che cosa l’ha portata a scrivere questo libro?

L’unica possibilità che abbiamo per entrare in contatto con gli altri a livello profondo è parlare a livello profondo dentro di noi. Per questo ho sempre scelto di scrivere di ciò che in un determinato momento era per me profondamente vero e significativo. Ho sempre pensato che il tema della depressione sia significativo per tutti noi. C’è uno spettro normale nelle sofferenze umane. Ma oggi ci troviamo di fronte a un problema nuovo, fortemente disfunzionale, che è quello della medicalizzazione della normale disperazione umana. La verità è che c’è uno spettro di disperazione che possiamo considerare normale: dobbiamo affrontare un divorzio sofferto, una rottura, abbiamo un fallimento professionale o un momento di crisi finanziaria, qualcuno che abbiamo conosciuto e amato muore. Nella vita queste cose succedono. Se non sappiamo come navigare le acque turbolente della vita, alla fine non siamo in grado di navigare la vita da adulti. Per questo credo che l’idea da qualche anno così diffusa di correre a prendere un antidepressivo o un medicinale ogni volta che dobbiamo percorrere un sentiero impervio… sia una reazione molto disfunzionale alla disperazione umana. La specie umana non sarebbe sopravvissuta per migliaia e migliaia di anni se non avesse avuto in sé la capacità di assorbire i colpi. La nostra psiche, proprio come il nostro fisico, ha un sistema immunitario: si tratta del dolore. Dobbiamo quindi tornare a rispettare il dolore, a rispettare i nostri momenti di tristezza, e quando lo faremo ci accorgeremo che c’è molto da imparare. I miei momenti più tristi mi hanno insegnato lezioni di vitale importanza. A volte in questi momenti comprendiamo come dovremmo cambiare, così quando ci capiterà la prossima volta saremo diversi, penseremo in modo diverso, ci comporteremo in modo diverso. O impareremo che la vita non va presa come uno scherzo, perché non lo è. O che i sentimenti delle altre persone sono importanti. O che abbiamo qualcosa che dobbiamo onorare, che dobbiamo prenderci la responsabilità del dolore. O potremo renderci conto di dover perdonare qualcun altro, o capire in modo viscerale che questa vita non dura per sempre, per cui dobbiamo berne il succo e non dare persone e cose per scontate. Se guardo alla mia vita, i momenti più dolorosi sono stati in fin dei conti fra i miei più grandi maestri, e questo non è il momento per nessuno di noi, su questo pianeta, di ignorare le lezioni che la vita ci offre. Il pianeta stesso, la civiltà in cui viviamo, sta attraversando un momento molto critico, pieno di sfide, e se non impariamo ad affrontare le sfide profonde della nostra vita, come potremo mai diventare persone all’altezza delle sfide del mondo?

Pensa che la depressione sia una condizione medica o uno stato mentale? E qual è l’antidoto?

Siamo stati creati per usare la mente come un vaso da riempire d’amore. E ogni volta che la usiamo in modo diverso, stiamo tradendo il suo scopo originario, e questo ci rende infelici. Non posso essere in pace con me stessa, non posso sentirmi a mio agio nella mia vita se non sono e non faccio quello che nel cuore so di essere nata per essere e per fare. E questo è il luogo da cui derivano il dolore e la sofferenza umana. Derivano dal fatto che, come diceva Gandhi, non stiamo usando la mente nel modo giusto. Viviamo con la sensazione di non sapere chi siamo. Non siamo consapevoli di essere in relazione profonda con una forza più grande, o con l’Universo, o con gli altri, o con la Terra. Non abbiamo il senso del perché siamo qui, di che cosa stiamo facendo, quindi è normale che siamo infelici, ma non basta combattere i sintomi dell’infelicità, bisogna coltivare la felicità. E l’unico molto per farlo è coltivare la nostra capacità di amare. Se vedo me stesso come una vittima non posso essere felice, se nego il perdono non posso essere felice, se non faccio ammenda per i miei errori non posso essere felice. Questo libro è una specie di guida alla felicità, per coltivare il tipo di pensieri che porta a un comportamento colmo d’amore, che è l’unica fonte della nostra felicità.

Nel suo libro si legge: “I miracoli sono pensieri, e i pensieri creano ogni cosa. Il pensiero è il livello causale, il mondo come lo conosciamo è l’effetto. Un miracolo è un cambiamento nella percezione: passiamo dalla paura all’amore. Così modifichiamo un effetto della nostra vita perché cambiamo il modo di pensare che l’ha causato.”

Ogni cammino spirituale è una guida a questo processo. Meditare, pregare, essere più compassionevoli, fare ammenda dei propri errori, essere più comprensivi e più pietosi verso altri che hanno commesso degli errori… queste sono le uniche strade per trovare la felicità nella vita.

Perdono, preghiera e meditazione. Qual è la forza che si nasconde dietro queste pratiche?

Quando perdono, metto da parte la mia aggressività. Se non ti perdono, mi concentro sulla tua colpa. Per come funziona la mente, qualunque cosa io pensi di te la farò anche a me stessa, perché c’è una mente unica. Quindi, se mi concentro sulla tua colpa, mi sento colpevole anch’io; se ti aggredisco, aggredisco me stessa. Se ti lascio libera, libero anche me stessa. Se mi concentro su quello che percepisco come la realtà di quello che “mi hai fatto”, allo stesso modo considererò me stessa come un effetto di quello che mi hai fatto. Ma se scelgo di non limitarmi a guardare quello che percepisco come un tuo errore o una tua trasgressione, ecco che vado più in alto del livello emotivo, psicologico e persino materiale di ciò che sono come effetto di quello che tu mi hai fatto. E anche se tu mi avessi fatto qualcosa che ha davvero inciso materialmente sulla mia vita, l’Universo è automaticamente programmato per compensare qualsiasi perdita o diminuzione io possa aver subito, a condizione che io resti aperta all’amore, perché dove c’è amore i miracoli accadono naturalmente.

In tutti i suoi libri fa spesso riferimento a Un corso in miracoli. In che modo si è avvicinata a questo libro e che impatto ha avuto nella sua vita?

Quando ho iniziato a leggere Un corso in miracoli avevo vent’anni. Quel libro è solo una delle affermazioni della Verità Universale, poiché c’è una sola Verità con la V maiuscola, solo che è detta in molti modi diversi. Nel mio libro parlo della luce di Buddha, della luce di Mosè, della luce di Gesù. Ci sono temi spirituali universali in tutti i grandi sistemi del pensiero spirituale. Un corso in miracoli non riguarda una religione, ma una formazione psicologica rivolta ad abbandonare un pensiero basato sulla paura per far posto a un pensiero basato sull’amore. Quando ci rendiamo conto che il pensiero è il livello causale, e che il mondo di cui abbiamo esperienza è al livello degli effetti, ci accorgiamo che cambiare il proprio pensiero è tutto e che una seria pratica religiosa è davvero ciò che risana la mente.

Lei usa il termine Dio e parla di varie religioni come l’islam, il cristianesimo, l’ebraismo e il buddhismo. Chi è Dio per lei e quale collegamento c’è tra le religioni?

Ciascuno di noi parla di Dio come ha imparato a fare, e lo stesso vale per me. Io sono ebrea e la nozione tradizionale di Dio con cui sono stata cresciuta non è mai stata un problema per me, ma so, in particolare per aver studiato Un corso in miracoli, che non conta ciò che chiamiamo Dio o ciò che crediamo a proposito di Dio. Ciò che conta è la nostra esperienza, e l’esperienza che conta è essere quello che siamo destinati a essere, persone fatte d’amore. Persone fedeli a se stesse, che hanno come principio ultimo l’amore. C’è chi dice di amare Dio e poi odia, c’è chi uccide in nome di Dio, ma questo non ha niente a che fare con Dio. Da un punto di vista illuminato, non si può incolpare Dio per le follie che vengono commesse in suo nome. Dio, comunque lo si chiami, è una forza superiore, ed è la forza dell’amore. Quando siamo vicini alla luce data dalla consapevolezza che la verità di ciò che siamo è l’amore e che lo scopo della nostra vita è amare, allora ci sentiamo in pace con noi stessi e riconosciamo una più profonda relazione trascendente con tutti e con tutte le cose. Quando i nostri pensieri fuoriescono dal cerchio di quella luce, ci ritroviamo in regioni della mente, quali disperazione, caos, casualità, in cui non c’è gioia.

Crede nella morte?

Il corpo fisico ovviamente muore, ma spiritualmente non moriamo. Come Un corso in miracoli e tutti i sistemi religiosi, l’ebraismo, il cristianesimo e il buddhismo quando parlano della morte affermano che spiritualmente non moriamo, perché ciò che è stato creato da Dio non può non esserlo più. Credo che il corpo, come si legge in Un corso in miracoli, sia come un abito, che la nascita fisica non sia un inizio, ma una continuazione e che la fine fisica non sia una fine, ma una continuazione.

Si è candidata al Congresso. Che cosa ha imparato da quell’esperienza?

La lezione più importante che ho imparato è che non c’è mai abbastanza da sapere sulle cose. Non candidarti se non sai come si conduce una campagna elettorale. Farai un favore a te stessa.

Che cos’è per lei in definitiva il successo?

Essere felice. Andare a letto la sera sentendomi in pace con me stessa, dicendomi che anche oggi mi sono comportata bene, che qualcosa che ho fatto può aver aiutato qualcuno, che ho una buona relazione con mia figlia e con tutte le altre persone che mi sono più vicine. Che al meglio delle mie capacità sono la persona che l’amore mi porta a essere.

Come concilia lavoro e vita privata?

C’è un livello al quale non vedo più distinzione. La chiave nella vita è ricercare il meglio che possiamo essere in ogni situazione. Mentre faccio questa intervista con lei la vita mi chiama a essere all’altezza della situazione, a fare il meglio che sono capace di fare. Ma se più tardi mi troverò a parlare con un amico, sarò chiamata a fare la stessa cosa. Non importa chi siamo o che cosa facciamo, siamo chiamati a essere presenti, reali, amorevoli. Se parliamo di equilibrio a un livello più esterno, poiché ho un lavoro molto impegnativo e devo passare molto tempo in pubblico, quando sono a casa mi piace sentirmi davvero a casa. Ho bisogno di molta solitudine e di molto tempo per me per bilanciare tutto quello che devo trascorrere con gli altri là fuori. Il mondo di oggi è così frenetico, dobbiamo coltivare il silenzio che ristabilisce l’armonia delle cose. Vivere una vita più centrata sull’ascolto del cuore comporta molte scelte di comportamento, e nel mondo di oggi, dove per tutti noi succedono continuamente un sacco di cose, pregare, meditare e praticare la quiete mentale è davvero molto importante.

Qual è la via dell’illuminazione e qual è la cosa migliore che possiamo dare al nostro mondo?

L’amore! L’illuminazione è cessare di identificarsi con la sfera materiale e iniziare a identificarsi con la sfera spirituale. Se penso che la vita riguardi solo me, il mio corpo, le mie cose, il mio successo, le circostanze che mi riguardano, questa mentalità finirà per succhiarmi la forza vitale. Ma se mi concentro su cosa significa amare, perdonare e praticare un’infinita compassione al meglio delle mie capacità, allora mi elevo al di sopra di ogni altra cosa, al di sopra dei miei legami e dello stress che questi legami producono. Comincio non solo ad avvertire più pace dentro di me, ma anche a diventare più efficiente nel mondo esterno. Il mondo ci comunica in continuazione messaggi che ripudiano l’amore che è dentro di noi. La coscienza che oggi domina questo pianeta è debilitante, e per molti è causa di terribile stress e di ansia. Ho scritto Dalle lacrime alla luce per aiutarci a ricordare che la nostra vita ha un significato molto più profondo. Quando ce lo ricordiamo e impariamo a esprimerlo, nelle nostre relazioni, in ogni area della nostra vita, allora la nostra vita inizia a trasformarsi miracolosamente. E mentre la nostra vita individuale si trasforma miracolosamente, noi iniziamo a rivelarci le persone che dobbiamo essere se vogliamo contribuire a trasformare il mondo.

Pensa che l’umanità possa sperimentare il Paradiso in terra?

Certamente!!! Da una prospettiva metafisica, il paradiso è la consapevolezza della nostra unicità. Tutti abbiamo momenti in cui avvertiamo questa unicità, anche se ovviamente non abbastanza spesso. E tutti abbiamo una profonda memoria inconscia di qualcosa che a volte chiamiamo Paradiso – la nostra sorgente spirituale e il luogo al quale desideriamo tornare. Un corso in miracoli dice che la memoria è come un’antica melodia incessante, che ci chiama a ritornare a casa. Un mondo in cui prevale l’amore è il paradiso in terra, perché è un mondo in cui viviamo nel mondo materiale e allo stesso tempo siamo spiritualmente a casa. Questa è l’origine della disperazione umana: avvertiamo la distanza tra la vita sulla terra com’è oggi, e come nel profondo del cuore sappiamo che potrebbe essere. Una distanza che ci spezza il cuore. Ma non serve consolare il nostro cuore spezzato; dobbiamo invece fare le cose che siamo chiamati a fare per colmare la distanza fra i due mondi.

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