La riscoperta dell’amore per l’ascolto

Pablo Trincia racconta la sua scoperta dei podcast, antica narrazione orale e nuova evoluzione della comunicazione
Pablo Trincia
3 Febbraio 2022

Pubblichiamo la prefazione di Pablo Trincia a Podcast di Damiano Crognali, sul nuovo rinascimento dell’audio.

Fino all’autunno del 2014 non avevo la minima idea di cosa fossero i podcast. Sapevo solo che erano la trasposizione su Internet di un programma radiofonico e che qualche appassionato si faceva il suo podcast personale da casa, con un microfono artigianale, e lo condivideva su piattaforme di nicchia. Poi il pomeriggio del 13 novembre, mentre sbirciavo il profilo Twitter di uno dei miei giocatori di basket americani preferiti, ho notato che aveva postato un link a quella che definiva una serie “altamente consigliata”. Incuriosito, ci ho cliccato su. E così ho scoperto la prima serie audio della mia vita, Serial, dodici puntate da un’ora l’una che ricostruivano un cold case di fine anni Novanta a Baltimora.

È stato subito amore. Ho riscoperto quanto è bello ascoltare e basta, cosa non scontata per me che, invece, lavoravo con il video. Ho ritrovato il piacere di usare l’immaginazione per ricreare nella testa volti e mondi che mi venivano raccontati e che non sentivo poi l’esigenza di dover vedere, perché nella mia mente avevano già una forma perfetta: quella che gli avevo dato io. Ho adorato questa forma di narrazione orale, così antica, così primordiale, così insita nel nostro DNA e nella nostra infanzia di suoni e parole. Nel giro di pochissimo tempo, ne ho scoperto il tremendo potenziale. Anche in questo caso tutto passava dal telefono e dalle cuffiette e anzi, rispetto al video, l’audio si poteva sentire in mille momenti morti della giornata, mentre si facevano mille altre cose. Affamato di questo nuovo genere, ho cercato altri prodotti come Serial. E ho scoperto un mondo di programmi on demand, dalle true crime ai talk, passando per podcast di storia, scienza, cultura.

Quante cose si potevano apprendere guidando, cucinando, correndo o stando seduti su un treno o sdraiati a letto! E quanto erano più economici i podcast da produrre per noi autori, rispetto alle serie video, così care e per così pochi eletti! Ecco finalmente un nuovo terreno su cui esprimersi. E così mi ci sono buttato anch’io, anima e corpo. Perché da quel novembre di ormai sei anni fa ho capito che questo genere può diventare una delle nuove evoluzioni del modo di fare comunicazione. E il tempo sembra darmi e darci ragione. Sempre più popolari, sempre più seguiti, sempre più amati. Abbiamo ritrovato l’amore per l’ascolto. Ora, però, dobbiamo lottare per tenerci stretti i nostri nuovi ascoltatori.

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