Se non ora, quando? Seth Godin presenta l’edizione italiana del Carbon Almanac

Hey, buongiorno, qui è Seth Godin.

Vi parlo da un lago nell’Algonquin Park, in Ontario, Canada. È bellissimo quassù. Dodicimila anni fa questo lago era ricoperto da due chilometri di ghiaccio. Non sarebbe stato possibile vivere qui, neanche volendo, e provarci sarebbe stata dura.

Il tempo cambia ogni giorno, e il clima cambia da quando esiste questo pianeta. Ma pensando ai dodicimila anni, è rilevante pensarli come cinquemila generazioni: una madre che ha un figlio, che a sua volta ne ha un altro, e un altro ancora, e così via per cinquemila volte. È moltissimo tempo per adattarsi a cambiamenti di questo genere. Ma ora il clima cambia a tutta un’altra velocità, cambia molto prima che riusciamo a rendercene conto, cambia nel corso degli anni, di decennio in decennio, non più in decine di migliaia di anni.

Il problema non è che non abbiamo più tempo, ci siamo sì vicini, ma abbiamo ancora tempo. Il problema è che non ne stiamo parlando, non stiamo cambiando il sistema, è che siamo stati sedotti da cose come l’impronta di carbonio e le promesse sul riciclo, ma ci sono ancora moltissimi fatti che possiamo imparare, e dopo averli imparati possiamo parlarne, e parlandone possiamo migliorare le cose.

Io sono un volontario, e ho lavorato con altri trecento volontari per creare il Carbon Almanac, e sono davvero felice che stia uscendo, ora, in Italia. Potete comprarne una copia, cinque copie, dieci copie, e condividerle. È totalmente verificato e completo di note a piè di pagina, non abbiamo inventato niente, nessuno dei consigli che vi troverete è inventato. Invece, come si fa per ogni almanacco, abbiamo documentato tutto ciò che abbiamo scritto con più di mille fonti e risorse, potete controllarlo.

Questo Almanacco è stato creato per persone come voi, per persone a cui importa e che vogliono fare la differenza, per voi che volete condividere ciò che avete imparato e dare inizio ad una conversazione fortemente necessaria, perché se non ne parliamo non possiamo migliorare le cose. No, non è ancora troppo tardi, ma dobbiamo affrettarci, e dobbiamo cambiare il sistema se vogliamo fare la differenza.

Grazie per voler essere parte del cambiamento, per prendere a cuore questo argomento e per provare a migliorare.

Non è troppo tardi! Il progetto sul cambiamento climatico coordinato da Seth Godin

Ei, qui è Seth Godin. Vi rubo solo un minuto per parlarvi del nostro nuovo progetto. Non ho detto il mio nuovo progetto, perché è nostro, appartiene a tutti noi. Non riguarda me, riguarda noi. Ed è stato costruito da centinaia di persone in più di quaranta Paesi in tutto il mondo. Sto parlando di The Carbon Almanac: The Carbon Almanac è una raccolta di informazioni, tabelle, grafici, immagini, saggi, tavole, statistiche, ciò che bisogna sapere, la verità consolidata, la verità spiegata riguardo alla sfida che tutti noi affrontiamo.

Il libro è composto da 97.000 parole, è davvero stupefacente, scritte e composte da un team di volontari da tutto il mondo, progettato per dare a ciascuno di noi la sicurezza per parlare del nostro problema sistemico. Perché non si risolvono i problemi sistemici con azioni individuali, si risolvono comprendendo ciò che accade attorno a noi e affrontando le cause profonde di ciò che sta succedendo. Include anche un impressionante memo di Exxon, del 1982, nel quale hanno descritto esattamente cosa sarebbe successo al clima, e avevano ragione. In tutto il libro ci sono rappresentazioni artistiche originali, ci sono fumetti, diagrammi a torta… imparerete molto, io ho imparato molto. E ogni parte del libro è piena di note a piè di pagina, non prendete le nostre parole per oro colato: andate a verificare nel nostro sito dove abbiamo tutti i link e tutte le fonti, migliaia di fonti tutte insieme.

Di fatto, ciò che abbiamo fatto è stato mettere insieme, in un solo posto, ad un prezzo ragionevole, l’opportunità per voi di essere parte di qualcosa, parte di un dialogo che dobbiamo cominciare esattamente in questo momento. Non è troppo tardi, ma dobbiamo iniziare.

Francesca Caon: «Lockdown: l’opportunità perfetta per scrivere questo libro»

Di cosa parla il tuo libro?
I dieci comandamenti delle PR è un prontuario d’uso, un manuale per orientarsi in questo mondo meraviglioso delle pubbliche relazioni che in Italia è ancora molto frainteso e confuso.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
Questo libro era nella mia mente già da molti anni, ma ho trovato il tempo di scriverlo nel primo lockdown. A marzo 2020 sono rimasta bloccata a Milano da sola e, insomma, come un lockdown può essere anche un’opportunità: ho avuto modo di raccogliermi e scrivere questo libro.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
In questo momento sul mio comodino c’è un libro meraviglioso scritto da uno psicologo clinico, Jordan Peterson, che si intitola: 12 regole per la vita, un antidoto al caos.

Con quale autore andresti a cena?
Devo dire che per me è stato un mentore, una persona di grande stima e ispirazione, Gabriele D’Annunzio. Penso che sia uno dei massimi pionieri delle pubbliche relazioni: pensate che per promuovere il suo primo libro finse addirittura la sua morte dovuta ad una caduta da cavallo. E così venne pubblicato su tutti i giornali dell’epoca: io lo trovo geniale.

Cos’è per te la leadership?
Per me un leader è qualcuno che è in grado di creare un ecosistema assolutamente efficiente, nel quale tutti riescono a funzionare in maniera autonoma, a esprimere le proprie capacità e tutti hanno una visione comune: lavorare per creare qualcosa di migliore sempre.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
È nella mai mente, lo scoprirete nel 2022!

Salvatore Russo: «Un libro di metamorfosi per creare aziende farfalle»

Di cosa parla il tuo libro?
Il mio libro in trenta secondi, &Love story, è un libro di metamorfosi. Porta le aziende a rompere il bozzolo del “si è sempre fatto così”, del “conosco il mio mercato”, e a diventare delle aziende farfalle. Aziende farfalle come è possibile? Capendo qual è l’idea emotiva che può collegarci con un pubblico specifico, in modo da realizzare un brand amato dalla gente.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
Un aneddoto di una fatica così grande è difficile da trovare, ma ce l’ho in mente: l’ultimo mese di scrittura l’ho passato ad agosto, in Puglia, su una veranda a più di 40°, quindi ormai sono una persona molto croccante!

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
Amo così tanto quello che ho fatto che non può mancare &Love story, e poi un conto è averlo in mente e un altro è vederlo fisicamente, è sempre un piacere. L’altro libro, invece, che sto leggendo prima di addormentarmi, è Il codice segreto del linguaggio di Paolo Borzacchiello, che avevo già letto ma è sempre bene dare una rilettura.

Con quale autore andresti a cena?
Se proprio devo fare una scelta, sceglierei di cenare con San Tommaso, autore di un vangelo apocrifo. Secondo me potrebbe essere definito “l’influencer del punto interrogativo”: San Tommaso ha innanzitutto un ottimo personal branding, perché tra i vari apostoli è quello che ci ricordiamo con più facilità, ma poi, appunto, è un “influencer del punto interrogativo”, perché mette il dubbio, la curiosità. E questo può essere molto interessante.

Cos’è per te la leadership?
La leadership è la punteggiatura della motivazione: abbiamo da mettere dei punti, delle informazioni ben precise, un focus sugli obiettivi da raggiungere, e dei punti esclamativi, ovvero enfatizzare ciò che fanno i nostri collaboratori, arricchire il nostro ambiente, renderlo capace di portare le persone a sviluppare le proprie idee. Poi abbiamo i punti interrogativi: ogni volta mettere in dubbio noi stessi e ciò che abbiamo fatto, per riqualificare le nostre attività senza accontentarci di ciò che abbiamo sviluppato ma cerca di tendere sempre all’efficienza e al massimo dei risultati.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
Il mio prossimo libro, probabilmente, vista la fatica che faccio a scrivere libri, uscirà postumo, ma il mio sogno è di continuare la storia di amore tra le aziende e le persone con nuovi casi di studio.

Rudy Bandiera: « Chi sono gli influencer, queste creature mitologiche? Lo spiego nel mio libro»

Di cosa parla il tuo libro?
Che cosa sono gli influencer? Cosa sono queste creature quasi mitologiche? Come poterlo diventare, come costruire community, relazioni, come diventare autorevoli? Ecco, per rispondere c’è questo libro.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
Un aneddoto sul libro è che per metà l’ho scritto col telefono. È la verità! Sono velocissimo a scrivere col telefono e questa è la dimostrazione del fatto che si possono scrivere cose straordinarie se poi ben corrette.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
In questo momento sto leggendo tantissimo cyberpunk, la mia vera passione, quindi ho comprato un’enorme antologia di cyberpunk, di oltre 2000 pagine, e l’ho messa sul comodino: a questo punto è anche un problema spostarla.

Con quale autore andresti a cena?
Se potessi, in assoluto sceglierei Hemingway, ma siccome avrei delle difficoltà linguistiche sceglierei Sterling che scrive di cyberpunk e vive in Italia, almeno ci capirei qualcosa!

Cos’è per te la leadership?
Un leader, come dice qualcuno, è colui che mette in grado gli altri di tirare fuori il meglio di se stessi, che non è per nulla banale.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
Il mio prossimo libro sarà un romanzo cyberpunk bellissimo, prodotto, interpretato e scritto da ROI: perché io non sono capace di scrivere romanzi.

Claudio Belotti: «Si parla di stadi di calcio? No, delle fasi di vita di un’azienda»

Di cosa parla il tuo libro?
Questo libro non parla di stadi da calcio, come scherza un mio amico, ma parla dei momenti di vita, delle fasi della vita di un’azienda. È come pensare ad un adulto, che è stato infante, adolescente, maturo e che poi se tutto va bene sarà vecchio; le aziende possono rimanere giovani ma bisogna saperle gestire. E in questo libro ci sono tutti i trucchi per tenerle giovani.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
Una curiosità è che questo libro si rifà al lavoro di un grande uomo mezzo israeliano e mezzo americano con il quale ho avuto l’onore di chiacchierare più volte, al quale ho detto: “Ma perché i tuoi libri non sono tradotti in italiano?” e lui mi ha trattato malissimo e mi ha detto: “Perché non trovo nessuno che me li traduce!”. Allora gli ho detto: “Allora te lo scrivo io un libro che parla del tuo materiale”, e così è stato fatto, ovviamente non solo traducendo i concetti, ma interpretandoli in versione italiana, per le nostre aziende che sono particolari.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
In questo momento, sul mio comodino, c’è: un libro di dinamica a spirale che sto rileggendo, un libro di psicologia junghiana perché mi affascina molto, e un libro della saga di Dune, che ho già letto miliardi di volte ma visto che è uscito il film lo sto rileggendo.

Con quale autore andresti a cena?
Ne sceglierei due: Frank Herbert, autore di Dune, e Jung, perché penso che mi farebbe capire un po’ di cose affascinanti sulla natura umana.

Cos’è per te la leadership?
La leadership per me è la capacità di decidere e/o di aiutare le persone a decidere, decidendo la cosa giusta. Cosa intendo per “giusta”? Quella che è più utile per tutti.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
Il mio prossimo libro, se riesco a farlo, perché ancora è un’idea, vorrebbe essere un unione tra Gli stadi del successo con Le dinamiche a spirale in modo da dare agli imprenditori e ai manager un altro strumento utile per gestire le loro aziende.

Richard Romagnoli: «Il mio libro? L’ho pensato nei viaggi in macchina»

Di cosa parla il tuo libro?
È un libro che ho avuto l’alto onore di pubblicare con ROI Edizioni. Parlo di business ma creando un collegamento con il mondo della spiritualità, perché business senza spiritualità è come parlare di polmoni senza ossigeno, o di cuore senza l’energia vitale che gli permette di donare a noi la vita. Pertanto, intendere il business con la spiritualità è qualcosa che crea un cerchio perfetto, per avere un successo a 360 gradi.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
Questo libro è nato sotto i migliori auspici, perché nel frattempo l’emergenza Covid ha immobilizzato praticamente il mondo. Devo dire che è stato significativo scrivere questo libro perché ho raccolto molti dei concetti quando ero in auto. Perché è stato un libro fortemente voluto, meditato, mi sono preso il tempo dei viaggi che facevo in macchina, prima del lockdown, per pensarlo. È un libro che è come un amico per me, come un compagno di viaggio. Spero che possa essere così anche per chi lo leggerà.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
Sul mio comodino ci sono tanti libri e credo che un libro doni tantissimo anche senza leggerlo, però è fondamentale iniziare a sfogliarlo. Intendo questo perché i libri che tengo sul comodino sono di maestri importanti, che mi hanno sempre donato qualcosa di importante, e devo dire che gli ultimi sono meravigliosi: il primo, pubblicato da ROI di Maxwell, dove la leadership come lui la tratta è qualcosa che serve a ciascuno di noi e poi c’è l’ultimo libro del venerabile maestro Tich Nhat Hanh, in cui parla del nostro rapporto col pianeta Terra. Avere accanto a me questi due libri è un’ispirazione costante.

Diego Ingrassia: «Il cuore nella mente? Ha una vita propria»

Di cosa parla il tuo libro?
Il cuore nella mente è un manuale che riassume le ultime ricerche nell’ambito delle competenze emotive e i miei primi quindici anni di esperienza nell’ambito dell’applicazione pratica nelle aziende. Ha tre obiettivi: il primo è quello di sapere che c’è un metodo scientifico per riconoscere le emozioni, che quindi ci danno informazioni che possiamo riconoscere in noi e negli altri, il secondo è il fatto che si possono utilizzare con delle strategie che ci permettono di raggiungere obiettivi in maniera più efficace. Poi sicuramente sfatare qualche mito della comunicazione non verbale.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
La curiosità che mi viene in mente in realtà me l’hanno raccontata i miei lettori: mi hanno detto che Il cuore nella mente è un libro che ha una vita propria, perché ogni volta che lo leggono cambia contenuto, e scoprono sempre qualcosa di nuovo. Io non penso che sia esattamente così però penso che, leggendolo, acquisiamo una consapevolezza nuova che ci fa vedere le cose in maniera diversa.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
Innanzitutto, a questo proposito, va detto che sono un lettore seriale, ho proprio una patologia, addirittura compro libri che ho già comprato perché non mi ricordo di averli comprati. Sul mio comodino ci sono tre libri: il primo sicuramente è La pratica, di Seth Godin, edito da ROI Edizioni, il secondo invece è Altered Traits, di Richard Davidson, un autore che consiglio a tutti, e il terzo che ho attualmente sul comodino è il libro di una mia grande fan, Erica Poli, e si chiama Le emozioni che curano.

Con quale autore andresti a cena?
Sceglierei Dante Alighieri, perché penso che la Divina Commedia sia un’allegoria della vita dell’uomo, ed è interessante questa metafora: la nostra vita probabilmente non ha un inizio e non ha una fine certe ma sicuramente l’obiettivo è vivere il presente con maggior consapevolezza.

Cos’è per te la leadership?
Allora il leader è un modo di essere, nel senso che il leader è una persona molto coerente e consistente con quello che professa, con quello che fa, con i valori in cui crede e con quello che lui rappresenta rispetto a questi valori. Il leader lo riconosci giù dal palco. È interessante ascoltare quello che ti dicono gli altri quando lui non c’è: così riconosco se una persona è un leader oppure no.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
Ho due progetti in testa in questo momento: il primo è un progetto per dare un seguito a Il cuore nella mente, ed è un progetto che lavora sulla valutazione delle competenze emotive rispetto alla valutazione della credibilità, che è un’applicazione delle competenze emotive. Il secondo progetto invece riguarda una metodologia che stiamo sperimentando da alcuni anni nell’ambito del coaching: spero che possa aiutare coach e le persone che si occupano di relazione d’aiuto ad essere più efficaci nel loro lavoro e ad aiutare meglio le persone che vengono da loro come partner di questo processo di cambiamento.

Igor Sibaldi: «Con quale autore andrei a cena? Se è libero Tolstoj»

Di cosa parla il tuo libro?
È un libro su una circostanza allarmante, urgente e irrimediabile, quindi mette già di buon umore. Si tratta di accorgersi che si stanno formando delle specie culturali nuove, una in particolare: che va avanti rapida, veloce e l’altra, che rimane indietro, è grande, lenta, arrabbiata, triste. Bisogna vedere dove uno è e approfittare di tutte le occasioni possibili per passare da quella grande a quella piccola, nuova, avventurosa.

Raccontaci un aneddoto sul libro.
È uscito nel 2017. Pensavamo: “Beh, questo chissà quando capiterà”, perché non era ancora successo niente, nel 2017. Poi nel 2019 dici: “Insomma, un po’ ci hai visto bene…”. E adesso via via che passano i mesi mi sto accorgendo che il libro è arrivato con leggerissimo anticipo. Con mia grande sorpresa una buona metà di quelle previsioni si è già realizzata.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
Tanti libri. Il più bello è l’Éducation sentimentale di Flaubert, proprio bello, lo consiglio a tutto. È lungo, non succede niente nel libro. Però dispiace leggere una pagina e pensare: “Peccato, è la prima volta che la leggo e non la leggerò mai più una prima volta”. Ed è genialità continua per cinquecento pagine.

Con quale autore andresti a cena?
Se è libero Tolstoj, però sarebbe una conversazione difficile perché era sdegnosa come persona. Ma si impara tanto da un tipo così.

Cos’è per te un leader?
È una persona che fa innamorare altre persone basandosi sull’assunzione di responsabilità.

Quale sarà il tuo prossimo libro?
Non si dice mai!

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