Dopamina tiranna. Troppo piacere fa male

La studiosa Anna Lembke avverte: il cervello si è evoluto per evitare il dolore ma ci siamo assuefatti agli stimoli opposti. Ce lo dice la dipendenza da social, videogame e simili. Una via d'uscita però esiste ed è la noia consapevole.
Federica Colonna
7 Febbraio 2022

Pubblichiamo un estratto dell’intervista ad Anna Lembke in occasione dell’uscita del suo libro L’era della dopamina, realizzata per La Lettura, da Federica Colonna.

Umani, abbiamo un problema: siamo troppo bravi ad evitare il dolore. Abbiamo risposto così bene alla sfida del perseguimento del piacere da aver trasformato un mondo caratterizzato dalla scarsità in un ambiente in cui siamo sopraffatti dall’abbondanza. Il piacere è dovunque e il nostro cervello è facile preda della dipendenza. Lo spiega Anna Lembke, docente di psichiatria della Standford University, in L’era della dopamina, volume nel quale lancia l’allarme: siamo cactus nella foresta pluviale.

Professoressa, che cosa significa? Qual è l’effetto della super-accessibilità delle fonti di piacere sulle persone?
Il nostro cervello si è evoluto nel corso di milioni di anni nel tentativo di avvicinarci al piacere ed allontanarci dal dolore. Questo circuito primitivo, in gran parte invariato, è adatto a un mondo di scarsità, non di sovrabbondanza, come quello in cui viviamo e che abbiamo trasformato al punto di rendere le sostanze e i comportamenti in grado di procurarci benessere disponibili al tocco di un dito. Il risultato è che siamo circondati dal piacere: il nostro cervello si sta arrovellando per adattarsi al nuovo ecosistema, spesso senza successo. Il risultato è visibile nel crescente tasso di dipendenze e nell’aumento della depressione e dell’ansia, legate al tentativo del cervello di controbilanciare la grande quantità di piacere. Siamo tutti simili a cactus, nati per vivere in un clima arido cerchiamo di sopravvivere in un ambiente inzuppato d’acqua.

Lei considera mentori contemporanei le persone uscite da una dipendenza grave. Eppure sono spesso considerate reiette, pecore nere da non invitare al pranzo della domenica. Che cos’hanno da insegnarci e perché?
Siamo tutti alle prese con piccole dipendenze, dal controllo compulsivo dello smartphone al consumo eccessivo di zucchero. Le persone in recupero da dipendenze severe per sopravvivere hanno dovuto trovare il modo di navigare in un ecosistema colmo di dopamina. La loro saggezza è maturata con l’esperienza che può servire da guida per tutti noi, hanno imparato trucchetti per la vita quotidiana per riuscire a evitare sostanze e comportamenti in grado di creare assuefazione.

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