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Sakara, Legionario da 20 anni: “Ma altri 4 li faccio al top. Umiltà, palestra, libri e rispetto, la mia mentalità”

La leggenda italiana di Bellator si racconta alla Gazzetta dello Sport in occasione dell'uscita del suo libro “Ogni giorno in battaglia” dove fa della sua vita da fighter un codice
6 Maggio 2020
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Sakara legionario da 20 anni

La Gazzetta dello Sport pubblica un’intervista ad Alessio Sakara in occasione dell’uscita del suo libro Ogni giorno in battaglia. Ecco di seguito una parte dell’intervista di Giulio Di Feo.

I dieci comandamenti del Legionario non assomigliano a quelli canonici, ma insegnano ugualmente a vivere bene. Perché, come il Legionario stesso dice, “uno guerriero lo è sempre, in qualsiasi momento della vita”. Il Legionario è ovviamente Alessio Sakara, pioniere italiano delle MMA e ambassador di Bellator, e i dieci comandamenti li ha condensati in un libro appena uscito, “Ogni giorno in battaglia” (Roi edizioni). Aneddoti di una vita da romanzo, ma adattabili a qualsiasi vita come validi dettami. Nel corso di una diretta Instagram questo suo credo Sakara lo ha spiegato alla Gazzetta e ai suoi lettori, partendo da un concetto base: se lui è qui a parlare è perché non si è mai arreso.

Sakara, partiamo dalla sua storia: lei faceva il pugile a Pomezia, poi rimase folgorato dalle MMA viste in cassetta, così vendette la moto e andò a impararle in Brasile…

“Sì, era il 2000, non parlavo una parola di portoghese, mettevo la -ao dietro le parole come nel film Il barbiere di Rio. All’epoca lì erano tutti lottatori di ju-jitsu, difficile vedere uno bravo nel pugilato, così durante una sessione di sparring mi vide Minotauro (Antonio Rodrigo Nogueira, leggenda di questo sport, ndr) e mi propose di allenarmi con lui. Io gli facevo vedere la boxe, lui a me la lotta a terra. Da lì poi sono arrivato nelle promotion importanti fino a firmare un contratto in UFC”.

Una carriera, la tua, costellata di vittorie. Ma forse insegnano di più le sconfitte, no?

“Sì. Soprattutto a inizio carriera tanti match li ho regalati ai miei avversari, ero troppo inesperto e impulsivo. Giusto così, sono mazzate che mi hanno fatto crescere sull’ottagono e nella vita”.

C’è un capitolo del tuo libro in cui elenchi tutti i guai fisici che hai avuto: costole rotte, distacchi muscolari, fratture… di tutto. C’è mai stato un momento in cui è stato tentato dal gettare la spugna?

“No, sono sempre andato avanti. La forza prima l’ho tratta dal sogno che avevo e poi dai miei figli, dalla voglia che avevo di far vedere loro che anche quando pare tutto nero prima o poi la luce arriva. Se avessi mollato dopo un infortunio non sarei qui, e non avrei scritto questo libro…”.

Nel corso della tua carriera hai incontrato tante leggende delle MMA: chi ti ha impressionato di più?

“Da Minotauro ho appreso l’umiltà e la costanza negli allenamenti per migliorare sempre, e questo è uno dei miei punti di forza. Poi sono rimasto sbalordito da Mirko CroCop. Lui è come uno di quei giocatori di calcio che hanno giocato sempre nella stessa squadra, ma che se fossero andati in una big avrebbero potuto fare molto di più. Ecco, Mirko non è mai uscito da casa sua, in Croazia. Lì ha palestra, gabbia, tatami, ogni tanto fa venire uno sparring partner…”.

Se uno volesse iniziare, da dove consiglia di farlo?

“Prendi qualsiasi promotion e guarda i primi 10 dei ranking di ogni categoria, vedrai che il 70-80% viene dalla lotta greco-romana. Uno sport che abbiamo inventato noi e che praticano gli altri, talmente duro fisicamente e mentalmente che ti prepara come nessun altro. All’American Top Team, dove mi alleno io, il lunedì si fa lotta e ho colleghi che mi fanno morire dalle risate: arrivano, ci danno dentro e vanno in doccia. E io ‘Guardate che questo era il riscaldamento’. Ecco, se davvero volete fare le MMA, partite da qui”.

Com’è che Alessio diventa Legionarius, e inizia a tatuarsi le sue origini sulla pelle?

“Intorno al 2000, ero appena arrivato in Brasile ed era appena uscito il film con Russell Crowe, mi chiamavano tutti così e ho preso la palla al balzo. Ma non solo, in quel periodo ho preso anche la passione per la lettura. Andavo di sera negli internet point e mi collegavo a messenger di hotmail, la chat che andava allora, quella con l’omino verde, ma causa fuso i miei amici erano tutti offline. Così ho preso a leggere, mi sono innamorato dei romanzi storici. E ho dedicato il mio corpo a Roma, anzi: il Comune mi dovrebbe dare uno stipendio, ho più SPQR addosso io che i tombini…”

Vent’anni di Legionarius, insomma. Il momento più bello?

“Quando nel 2016 tornò Bellator in Italia. Io ho fatto tutta la mia carriera all’estero, e vedere che tanta gente si appassionava a questo sport mi ha emozionato. Fino a qualche anno fa se dicevi mixed martial arts in Italia le persone pensavano a una medicina…”

Il più brutto?

“Sempre nel 2016, lottavo per il titolo dei Medi contro Rafael Carvalho. Una carriera intera ad aspettare un match da cintura, e poi vederlo finire così (k.o. dopo 45’’, ndr), che amarezza. Il bello è che ora con lui siamo amici, facciamo sparring e a prescindere da come poi sarebbe finito il match avremmo potuto regalare alla gente 5 round di adrenalina pura. Quando ci alleniamo la gente si ferma a guardare, c’è ancora un po’ del vecchio rancore. Un po’ come Rocky e Apollo nel film…”.

Continua a leggere l’intervista ad Alessio Sakara sul sito della Gazzetta dello Sport

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