Smania incontenibile e costante: come i media digitali hanno reso tutti noi dipendenti dalla dopamina

Secondo l'esperta di dipendenze Anna Lembke, i nostri telefoni ci stanno trasformando in drogati di dopamina, con ogni swipe, like e tweet a nutrire la nostra dipendenza. Come combattere la nostra dipendenza digitale?
Jamie Waters
4 Febbraio 2022

Pubblichiamo in traduzione un estratto da un articolo sul The Guardian, di Jamie Waters, sul nuovo libro di Anna Lembke, L’era della dopamina.

La dottoressa Anna Lembke, esperta mondiale di dipendenze, è preoccupata per il mio “phone problem”. Durante la nostra intervista le confesso, di sfuggita, di avere un malsano attaccamento al mio iPhone, controllandolo ogni pochi minuti come un tic compulsivo (vi suona familiare?) che Lembke assolutamente non ha. Vorrebbe che mi astenessi dall’usarlo per almeno ventiquattro ore chiudendolo in un cassetto e uscendo all’aria aperta. Le prime dodici ore saranno colme di ansia e Fomo, ma, col passare del tempo, sperimenterò un vero “senso di libertà”, acquisirò un senso di maggiore consapevolezza sulla relazione col mio compagno digitale e mi risolverò “a tornare ad usarlo in maniera un po’ differente”, dice, parlando con un tono rassicurante ma deciso.

Farei bene ad ascoltare il suo consiglio. Come capo della Stanford University’s Dual Diagnosis Addiction Clinic (che si rivolge a persone con più di un disturbo), Lembke ha passato gli ultimi venticinque anni a curare pazienti dipendenti da qualsiasi cosa, dall’eroina, gioco d’azzardo e sesso a videogiochi, Botox e bagni ghiacciati. La psichiatra cinquantatreenne ha scritto un autorevole libro sull’epidemia di prescrizione di farmaci, ha condotto un Ted Talks sulla crisi americana degli oppioidi ed è comparsa nel documentario Netflix del 2020 The Social Dilemma per discutere la particolare droga rappresentata dai social media. È una specialista nel capire perché sviluppiamo dipendenze – e come possiamo apprezzare cose piacevoli in una dose più sana.

Il suo nuovo libro, L’era della dopamina, mostra come siamo tutti dipendenti in qualche grado. Lei chiama lo smartphone “l’ago ipodermico della contemporaneità”: ci rivolgiamo a questo strumento per rapide “dosi”, cercando attenzione, validazione e una distrazione con ogni swipe, like e tweet. Dalla fine del millennio, la dipendenza comportamentale (che si oppone a quella da sostanze) è salita alle stelle. Ogni momento libero è un’opportunità per essere stimolati, sia entrando nel vortice di TikTok, scrollando Instagram, scorrendo Tinder sia abbandonandosi sfrenatamente al porno, al gioco d’azzardo o allo shopping online.

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