Marianne Williamson

Accettare la difficoltà, lavorare al cambiamento

Niente ci rende più forti che uscire dagli abissi più profondi della disperazione per camminare verso le vette più alte della gioia, e nessuno ci spinge quanto gli angeli che ci ricordano di non dimenticare tutti gli altri che stanno scalando la montagna insieme a noi.

Cambiare noi stessi per cambiare il mondo
Molti anni fa, in un periodo in cui ero profondamente depressa, spesso avvertivo una presenza strana, come se qualcuno si sedesse sul bordo del mio letto nelle prime ore della mattina. Era come un’ombra, alta e sottile, ben diritta e ferma. Sapevo che non era una presenza fisica, ma sentivo che era lì. E sapevo anche chi era. Non riesco a dire quanto abbia significato per me la sua presenza. Non ha mai pronunciato una parola, né mi ha inviato alcun messaggio. Era semplicemente lì, e lo sentivo intorno a me, non solo la notte. Di giorno sentivo il suo sguardo su di me. In quel periodo ero sola e depressa e tutta la mia vita era in uno stato di tremenda confusione. Sapevo di essere diventata una persona piuttosto patetica. Avevo capito che le persone mi guardavano con compassione, pensando: “Che peccato per Marianne.” Anni dopo mia cugina mi ha confidato che in quel periodo mio padre, con le lacrime agli occhi, le aveva detto: “Non so come comportarmi con una figlia tanto desolata.”
Ed ero davvero desolata. Sapevo che stavo attraversando un momento molto difficile e non era per niente certo che sarei tornata a essere la persona che ero prima. Dal fondo della disperazione, ho cominciato a cercare di negoziare con Dio. Se mi aiutasse, se mi sollevasse e mi restituisse la mia vita di prima, allora affiderei a lui il resto dei miei anni e farei tutto ciò che Lui desidera.
Sono trascorsi mesi e, lentamente e gradualmente, con il sostegno di uno psichiatra eccellente, con l’amore di famigliari e amici e certamente con l’aiuto di Dio, ho ripreso a vivere. Ricordo che un giorno, mentre ero al lavoro, mi è capitato di sentire ancora una volta la presenza che era stata accanto a me in quei mesi. Quella volta però non ho avvertito un conforto, quanto piuttosto una violazione.
Dentro di me, gli ho parlato: “Ascolta, ti sono davvero grata per essermi stato accanto per tanto tempo. Mi hai aiutato, ma adesso va meglio e so che hai molte altre persone a cui pensare. Sto molto bene. Ti ringrazio tantissimo e non dimenticherò mai quanto sei stato gentile con me quando ne avevo bisogno.” Stavo dicendo a Dio che adesso poteva allontanarsi da me.

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