Marianne Williamson

Accettare la difficoltà, lavorare al cambiamento

Niente ci rende più forti che uscire dagli abissi più profondi della disperazione per camminare verso le vette più alte della gioia, e nessuno ci spinge quanto gli angeli che ci ricordano di non dimenticare tutti gli altri che stanno scalando la montagna insieme a noi.

Chi scegliamo di diventare
Alcune figure di spicco nella storia hanno conosciuto trasformazioni che in un’ultima istanza si sono rivelate positive, proprio affrontando esperienze devastanti. Una delle storie più interessanti è quella di Franklin D. Roosevelt, il trentaduesimo presidente degli Stati Uniti d’America.
In gioventù Roosevelt era il paradigma della persona che aveva tutto. Era alto, di bell’aspetto, brillante e facoltoso, sposato e con diversi figli. Il cugino Theodore era stato presidente degli Stati Uniti e la sua carriera sembrava garantita. Un giorno, nel 1921, mentre era in vacanza con la famiglia nella propria casa sul lago, in Canada, Roosevelt decise di fare una nuotata. Al rientro a casa, nel giro di qualche ora, cominciò ad avvertire brividi, a perdere sensibilità negli arti e, nel giro di qualche settimana, gli fu diagnosticata una poliomielite.
La tragedia però non è stata la conclusione della storia, ma, in un certo senso, solo l’inizio. Roosevelt non avrebbe mai più camminato senza l’ausilio di tutori in ferro e stampelle, ma da quella sofferenza che lo mise alla prova emerse una persona che s’impegnò al massimo per alleviare il dolore degli altri, come non aveva mai fatto nessuno prima nella storia. Tre anni dopo la diagnosi, Roosevelt si recò nella località turistica di Warm Springs in Georgia, nota per le sorgenti termali da cui sgorgava naturalmente acqua calda. Il calore alleviò la sofferenza fisica. Non meno importante, però, la gentilezza delle persone che Roosevelt incontrò in quella località fu di grande sostegno per il suo spirito. Poche persone a Warm Springs avevano mai sentito parlare dei Roosevelt di Hyde Park, nella città di New York. Non sapevano nulla della salute di Roosevelt né erano interessate al suo potere. Per le persone che incontrò a Warm Springs, in gran parte povera gente, Roosevelt era semplicemente un’altra persona che soffriva, un uomo malato che cercava sollievo dal dolore nell’acqua. Quelle persone s’interessavano a lui semplicemente perché era un altro essere umano che condivideva la loro afflizione. Attraverso quella esperienza Roosevelt conobbe e imparò ad affidarsi alla gentilezza di persone che altrimenti probabilmente non avrebbe mai incontrato. È un tema comune – un archetipo ricorrente – nel viaggio dalla sofferenza alla luce. Nelle ore più buie incontriamo alcune persone che arrivano da noi per aiutarci e spesso si presentano stranamente mascherate. Qualcuno che non avremmo mai incontrato o per cui non avremmo mai provato interesse – per non parlare del pensare di chiedergli aiuto – finisce per offrirci un sostegno fondamentale, che non avremmo potuto trovare altrove. Le persone di un dimesso centro turistico aiutarono Roosevelt a guarire come nessun dottore dei migliori istituti medici riuscì a fare. Non tutti gli angeli di Dio hanno le ali. Niente ci rende umili come ricevere l’aiuto di persone di cui non avremmo mai pensato di aver bisogno.
Anni dopo, quando Roosevelt diventò presidente, dovette confrontarsi con la sofferenza di milioni di persone rimaste in stato di indigenza in seguito alla crisi economica innescata dal crollo del mercato azionario nel 1929. Considerato il retroterra socioeconomico di Roosevelt, forse non avrebbe mai provato un’empatia profonda e viscerale per i milioni di disoccupati che vivevano in forti difficoltà durante la Grande depressione. Roosevelt era un uomo facoltoso, proveniente da una famiglia molto ricca ed emotivamente avrebbe potuto prendere con facilità le distanze da chi soffriva. Quelle persone non assomigliavano certo ai Roosevelt di Hyde Park; però erano molto simili alle persone che Roosevelt aveva conosciuto e di cui aveva imparato a fidarsi a Warm Springs, in Georgia.

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