Giuseppe Pasceri
Come guidare un’azienda al successo in contesti complessi
L'obiettivo finale come meta
Tempo di lettura: 2 minuti
Mission e vision, i nostri perché. Pronto a partire? Braccia alzate verso il cielo. Motivazione alle stelle. Yeaaah! Fin troppo facile. Dunque una domanda più impegnativa: pronto a intraprendere un lungo viaggio? Il brivido di aspettativa che accompagna il varo di un’organizzazione, o la sua presa in carico, non dovrebbe mai oscurare la consapevolezza che il compito di un manager o di un imprenditore non è solo partire, ma anche e soprattutto condurre la navigazione. E il viaggio sarà accidentato: meglio non farsi illusioni. Il perché è sotto gli occhi di tutti. Viviamo in tempi interessanti, il secolo vuca, e agiamo in mercati soggetti a così tante variabili che per prevedere oggi con esattezza quello che accadrà fra un anno tanto vale affidarsi ai tarocchi. Tutto questo complica terribilmente l’impresa.
Da qui la necessità inderogabile, adesso più che un tempo, di attrezzarsi con strumenti intellettuali e operativi che ci consentano di imbrigliare le incalcolabili incertezze destinate a costellare la traversata. Nella prima parte della mia esperienza professionale, ahimè ormai trentennale, ragionare per visione e missione sembrava un orpello marchettaro utile solo a presentarsi ai nuovi clienti. Tutto si risolveva il più delle volte nella slide numero due da mostrare sempre dopo quella con il logo dell’azienda. Be’, nulla di più sbagliato, e l’ho scoperto sulla mia pelle con una serie di iniziative che poi sono finite in “tanto rumore per nulla”, per dirla alla Shakespeare. Se non parti con l’end-in-mind non sai dove stai andando, non sai perché lo stai facendo e di conseguenza non hai nessuna possibilità di aver successo, non importa quanta energia e quanto talento ci metti: non puoi andare verso nord, se quella è la tua meta, se non hai in vista la Stella Polare!
Come dicevo, l’ho imparato a mie spese. Il mio primo progetto web imprenditoriale, Unipolis.net, è datato 1997 ed era un sito per viaggiatori, con schede informative, cartine, inni nazionali su tutti i paesi del mondo. Il successo sembrava dietro l’angolo, pronto per essere semplicemente raccolto, visto che a quei tempi chiunque sapesse lavorare con il web era paragonato a un Avenger da giornali e opinione pubblica, e addirittura veniva insignito del titolo di maestro, il web master. Peccato che io allora non sapessi cosa volevo ottenere e da chi. Dopo un po’ di titoli reboanti sui più noti giornali nazionali e due o tre anni di attività, il primissimo sito di turismo online italiano divenne solo un ricordo per la Wayback Machine (sì, se ci metti un po’ di impegno potresti riuscire a trovarlo).
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