Paolo Nespoli

Come ci si sente a essere un extraterrestre?

Storie e riflessioni di un astronauta con i piedi per terra

Tempo di lettura: 5 minuti

Sto fluttuando nei corridoi biancheggianti della Stazione Spaziale. Sono privo di peso, di pensieri, di me stesso. Privo perfino del mio passato, focalizzato come sono su questo istante. Da qualche giorno ormai la mia mente e il mio corpo sono scesi a una tregua con l’assenza di gravità. Non è stato facile. Per la verità all’inizio è stata una vera tortura. Sogni una cosa per tutta la vita, e quando la ottieni gli effetti collaterali sono devastanti. Eh, sì, dopo nove anni nella NASA, gli occhi sempre rivolti alle stelle, lo spazio mi ha imposto il suo pedaggio. Sapevo che sarebbe successo, ma teoria e pratica sono lontani parenti, che talvolta neppure si parlano. Nello spazio, le regole sono sovvertite, squadernate. Il mio corpo di Homo Sapiens, plasmato da milioni di anni di evoluzione al preciso scopo di rispondere agli stimoli offerti dell’ambiente terrestre, qui si sente “fuori luogo”. E lo è.

Ho gambe per camminare, ma qui non servono a niente, ho un sistema vestibolare che mi conferisce il senso dell’orientamento rispetto al vettore di gravità, ma qui la forza di gravità non si sente e di conseguenza il senso dell’orientamento va in tilt. Quando mangio, i bocconi di cibo non vogliono saperne di andare giù, e se bevo ho la sensazione di annegare. Poco prima di addormentarmi, e al primo risveglio, sono aggredito dalla sensazione di precipitare in caduta libera. Poi mi abituo, ma la sensazione resta, in un livello della coscienza che decido di escludere. Galleggio come una piuma, privo della minima tensione muscolare, non mi sono mai sentito così rilassato. Mi aggancio alle maniglie disposte lungo il modulo per procedere a mezz’aria.

Tutti gli estratti

Condividi

Resta aggiornato
Iscriviti alla newsletter

Ti aggiorneremo sulle promozioni, sulle novità e tutti gli eventi da non perdere della casa editrice.